Le industrie ad alta intensità energetica, anche conosciute con la sigla EII – Energy-Intensive Industries, sono da sempre il motore economico d’Europa. Tuttavia, questi settori assorbono oltre il 60% dell’energia industriale dell’UE e generano il 27% delle emissioni di gas serra, oltre a ingenti volumi di ossidi di zolfo e azoto. L’ultimo report dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) nell’ambito di questi comparti, intitolato “Zero pollution, decarbonisation and circular economy in energy-intensive industries” evidenzia che, dopo vent’anni di progressi costanti, nell’ultimo decennio il trend di riduzione degli inquinanti ha subito un preoccupante rallentamento (fonte).
Questo scenario dimostra chiaramente come le ottimizzazioni marginali non siano ormai più sufficienti per quanto riguarda questi settori. Nel nuovo contesto del Clean Industrial Deal, il piano d’azione europeo ideato per azzerare le emissioni sostenendo la competitività delle imprese, la transizione richiede una metamorfosi strutturale. L’economia circolare diventa così l’unico vero acceleratore in grado di coniugare la decarbonizzazione profonda e raggiungere l’obiettivo “Inquinamento Zero”.
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Quali sono i vantaggi concreti dell’economia circolare per le imprese?
La risposta risiede nella capacità dell’approccio circolare di moltiplicare l’efficienza operativa e azzerare i costi invisibili. Tradizionalmente, i piani industriali tendono ad affrontare a compartimenti stagni la decarbonizzazione globale e la gestione degli inquinanti sul territorio. Il report dell’AEA promuove invece un approccio olistico, dimostrando che adottare logiche circolari sistemiche abbatte contemporaneamente l’impronta carbonica e il carico tossico locale responsabile di gravi patologie umane e danni agli ecosistemi. Questa sinergia non solo riduce drasticamente i costi socio-sanitari esterni, oggi stimati in ben 73 miliardi di euro all’anno, generando un ritorno economico immediato per la collettività, ma offre alle aziende uno scudo strategico in un contesto geopolitico instabile.
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Quali sono le leve operative per trasformare i processi industriali?
L’approccio circolare si traduce in soluzioni tecnologiche concrete e rivoluzionarie, capaci di rimodellare i comparti chiave del manifatturiero attraverso tre pilastri strategici:
- Materie prime secondarie: sostituire le risorse vergini con scarti da riciclo abbatte drasticamente i fabbisogni energetici. Nella siderurgia, il passaggio ai forni elettrici ad arco (EAF) alimentati a rottame azzera quasi del tutto le emissioni di processo ed elimina la combustione del carbon coke. Nella filiera dell’alluminio, il riciclo permette di tagliare i consumi di energia di ben il 95% rispetto alla produzione primaria da bauxite.
- Feedstock alternativi e simbiosi industriale: utilizzare biomasse sostenibili o residui di altre filiere permette di scardinare la dipendenza dai combustibili fossili. È il percorso intrapreso da comparti come il cemento e la chimica, che sostituiscono il clinker e le matrici tradizionali con sottoprodotti industriali (loppe e ceneri), carbonio catturato o soluzioni bio-based.
- Ecoprogettazione: riprogettare l’intero ciclo di vita dei prodotti fin dall’inizio è l’unico modo per garantire e massimizzare la durata, la riparabilità e la totale riciclabilità futura dei materiali complessi.
Come proteggere la propria attività e anticipare le normative?
Oggi, per rendere il proprio business più solido e sicuro, PMI e grandi aziende sono chiamate ad accelerare su queste pratiche, specialmente se integrate con l’elettrificazione da fonti rinnovabili. Inoltre, trasformare i rifiuti di produzione e le miniere urbane in risorse interne riduce la dipendenza dall’estero per le materie prime critiche, proteggendo la supply chain dalle violente oscillazioni dei prezzi globali e garantendo una reale competitività sostenibile.
Anche il quadro regolatorio impone rapidità: la nuova Direttiva sulle Emissioni Industriali (IED 2.0) vincolerà le autorizzazioni a severissimi parametri di efficienza delle risorse, economia circolare e riuso idrico basati sulle “Migliori Tecniche Disponibili” (BAT). Considerando che gli investimenti infrastrutturali nel manifatturiero hanno cicli di vita di 30-40 anni, muoversi oggi è l’unica mossa vincente per evitare l’obsolescenza tecnologica e guidare il mercato verso la neutralità climatica del 2050.
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